mercoledì 30 maggio 2012

Piazza della Signoria: forme d'arte

Il palio fiorentino

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

In Toscana la tradizione dei palii, le corse con gli animali, è antichissima e sopravvive tutt’oggi a Siena e in alcune località della Maremma grossetana e del pisano, ma in passato tali manifestazioni ippiche si svolgevano anche a Pistoia, nel livornese ed a Firenze.
Nella nostra città fu Cosimo I de’ Medici che introdusse la corsa di carri e cavalli, recuperando l’usanza romana delle corse delle bighe.
Infatti, nell’antica Roma quattro bighe, trainate da due o quattro cavalli, si sfidavano girando per tre volte nel Circo Massimo, il tracciato della pista era delimitato da due obelischi di legno. I quattro auriga erano vestiti con colori diversi, (rosso, bianco, azzurro e verde), così come i loro carri, questo permetteva ai romani di distinguerli e scommettere su uno dei colori.
Cosimo I volle così riproporre questa pratica, istituendo nel 1563 il Palio fiorentino, detto “dei cocchi”, cioè dei carri. Fu stabilito che ogni anno, il 23 giugno, alla vigilia della festività di San Giovanni Battista, patrono di Firenze, si svolgesse in Piazza Santa Maria Novella una corsa con quattro carri, ognuno trainato da quattro cavalli. Ogni carro rappresentava un quartiere della città e gli fu attribuito un colore, gli stessi del Calcio Storico Fiorentino.
La scelta della piazza non fu casuale, infatti si diceva allora, ed oggi queste teorie sembrano avere riscontri storici, che nell’antica Florentia romana nella zona dell’attuale piazza di Santa Maria Novella, ci fosse un grande ippodromo dove i romani svolgevano le loro corse delle bighe (si veda il post: http://curiositadifirenze.blogspot.it/2011/06/nuove-scoperte-della-firenze-romana.html).
Nel palio dei Cocchi, la partenza (mossa) era data dal Granduca che sventolava un fazzoletto bianco, dopo di ché i carri facevano per tre volte il percorso (palio “alla tonda”, come quello di Siena) che era delimitato, come voleva la tradizione romana, da due obelischi di legno. Il Granduca e la sua corte assistevano alla corsa da una tribuna che era appositamente allestita sotto il loggiato dell’Ospedale di San Paolo, il loggiato che chiude la piazza dalla parte opposta della chiesa.
Successivamente, il Granduca Ferdinando I de’Medici decise di sostituire gli obelischi di legno con due di marmo, opera dell’Ammannati, facendo porre ai loro basamenti quattro tartarughe di bronzo, queste, invece, forgiate, si ritiene, dal Giambologna, tartarughe che simboleggiavano per la Signoria de’Medici,  la pazienza, la forza e la tenacia del popolo toscano. Tale corsa si svolse fino a metà dell’Ottocento.


Piazza Santa Maria Novella, sede del Palio dei Cocchi
Piazza Santa maria Novella, gli obelischi di marmo

Ma il “Palio dei Cocchi” non era l’unico palio cittadino, infatti a Firenze esisteva anche una vera e propria corsa sulla distanza (palio “alla lunga”) di cavalli senza fantino (scossi). Il via (mossa) era dato in prossimità di un ponte appena fuori Porta al Prato, da qui l’origine del nome di via del Ponte alle Mosse, quindi i cavalli percorrevano a tutta velocità, in un percorso delimitato, il centro cittadino, da qui anche l’origine del nome della strada transitata dai cavalli al galoppo e chiamata, per l’appunto, “Corso”, per giungere all’arrivo che era posto a Porta alla Croce, l’attuale Piazza Beccaria. I cavalli utilizzati erano di razza berbera, nome storpiato dai fiorentini in barberi, divenendo di fatto la Corsa de’ Barberi. La corsa si svolgeva ogni 24 giugno e la sua pratica era molto antica, lo stesso Dante la cita nel Paradiso:“ Li antichi miei e io nacqui nel loco/dove si truova pria l'ultimo sesto/da quel che corre il nostro annual gioco” (Paradiso XXVI, 40-42). La corsa si svolse regolarmente fino al 1858.
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venerdì 25 maggio 2012

26 maggio 2012 - Derby Storico Fiorentino per il Meyer


Derby Storico Fiorentino per il Meyer
(fonte: La Nazione)

Sul prato del Quercione alle Cascine si giocherà sabato 26 maggio alle 17 il Derby Storico Fiorentino 2012 che celebrerà il centenario dalla fondazione dello storico “Club Sportivo Firenze" e della “Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas”, le due storiche squadre fiorentine che alla fine di agosto del 1926 fondendosi diedero vita alla Fiorentina.

Una gara amichevole per raccogliere fondi per la Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer.


Modi di dire: “Dante nel tempio la fa, in piazza si netta, e sotto la loggia se l’annusa”

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Sembra che il rapporto tra Dante e Firenze non sia riuscito a conciliarsi nemmeno dopo la morte del Sommo Poeta. Dante morì di malaria il 14 settembre 1321 in esilio a Ravenna dove fu sepolto e le cui spoglie ancora oggi riposano. Firenze nei secoli ha cercato tutte le vie diplomatiche e non con Ravenna per  riportare a casa i resti del poeta, senza mai riuscirvi; si racconta perfino che i francescani della città romagnola, presso i quali è il sepolcro di Dante, per sottrarre i resti del poeta a un possibile trafugamento da parte dei fiorentini, tolsero le ossa dal sepolcro, nascondendole dietro a una porta murata nel convento per poi riporle nell’urna funebre solo dopo molti decenni.
Ad inizio Ottocento le autorità fiorentine, non dome, diedero mandato di erigere nella Basilica di Santa Croce, il Pantheon degli ingegni italici, un sepolcro che avrebbe ospitato, una volta che Ravenna si fosse decisa, i resti del Poeta Divino. L’opera fu realizzata nel 1829 dallo scultore fiorentino Stefano Ricci (1765-1837) e collocata nella navata di destra della chiesa. Un’opera smisurata, in cui Dante è rappresentato, in alto, in una posizione non certo nobile, infatti è seduto e curvo in avanti, invece ai lati del sepolcro, vuoto, due statue, quelle dell’Italia e della Poesia che piangono il poeta. Un omaggio a Dante non tanto ben riuscito e non sarà neanche il primo.


Basilica di Santa Croce, cenotafio di Dante (immagine tratta da Wikipedia.it)
Infatti in vista delle celebrazioni dantesche del VI° centenario della nascita di Dante, nel 1865, alla presenza del re Vittorio Emanuele II, fu inaugurata al centro di Piazza di Santa Croce, il pomposo monumento dedicato al Sommo Poeta, opera dello scultore ravennate Enrico Pazzi (1819-1899). La statua, che vede Dante in piedi con una mano nascosta, nel 1968, per garantire i nuovamente nella piazza lo svolgimento delle partite del Calcio Storico Fiorentino, fu spostata sulla sinistra del sagrato della basilica, dove tutt’oggi  si può vedere.

Piazza di Santa Croce, il monumento a Dante
Certamente una posizione più defilata, quasi a volerla nascondere, un altro dispetto al Dante già esiliato. E non sarà l’ultimo, infatti, esiste un terza statua dedicata al poeta, ed è posta nel piazzale degli Uffizi, nel loggiato. Qui Dante è rappresentato ancora una volta in piedi, ma nella curiosa posa di avere un braccio alzato ed un dito vicino al naso.


Statua dedicata a Dante nel Loggiato degli Uffizi
Dato che i fiorentini non moderano il loro sarcasmo neanche dinanzi ai sommi ingegni, anzi, provocatoriamente lo accentuano, ecco che dall’osservazione ironica e canzonatoria delle posizioni di Dante nelle tre statue a lui dedicate, nasce il motto popolare e scherzosamente irriverente: “Dante nel tempio la fa, in piazza si netta, e sotto la loggia se l’annusa”.
Chissà, forse sarà stato per l’esilio, forse sarà per le tre statue poco solenni  e il motto a presa di giro, forse sarà per avergli dedicato in città solo una piccola strada e che porta ad una (falsa) ricostruzione ottocentesca della sua dimora, forse sarà per tutto questo che il cantante fiorentino Riccardo Marasco, nelle ultime strofe della sua celebre canzone dedicata all’alluvione di Firenze del 1966, fa parlare il Poeta Divino così: “[…]e trascinato dall'onda veloce giungi stremato in Santa Croce, Dante di marmo poeta divino mira sdegnato l'immane casino - o fiorentini m'avete esiliato prendete la merda che Dio v'ha mandato -”.
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25 maggio, ore 21,15: Basilica di Santo Spirito - LE ROI DAVID

25 maggio, ore 21,15 - Nella Basilica di Santo Spirito

LE ROI DAVID
Salmo sinfonico per soli, coro, orchestra e recitante

soprano Marina Russo, mezzosoprano Patrizia Scivoletto, tenore Max Jota, recitante Pietro Bartolini
Maestro collaboratore Stefano Spinetti
Coristi dalla Schola Cantorum Wettingensis-Svizzera
Coro e Orchestra
Desiderio da Settignano
Direttrice
JOHANNA KNAUF

Autore: ARTHUR HONEGGER (1892-1955): LE ROI DAVID

Ingresso a offerta

mercoledì 23 maggio 2012

La Porta a Pinti

Testo di Roberto Di Ferdinando

Con la rivoluzione urbanistica di Giuseppe Poggi per Firenze Capitale, furono abbattute le mura cittadine per fare spazio agli attuali viali di circonvallazione. Con le mura furono buttate giù anche alcune antiche porte d’accesso alla città, tra queste la Porta a Pinti o Fiesolana , che sorgeva nell’attuale Piazza Donatello. Di quell’elegante e caratteristica porta non rimane più niente, se non la rappresentazione in un quadro del pittore vedutista fiorentino, Fabio Borbottoni (1820-1901).


Porta a Pinti, veduta di Fabio Borbottoni
immagine tratta da http://percorsi-risorgimentali.comune.lucca.it/

La porta aveva preso il suo nome, “Pinti”, dal borgo di case (Borgo Pinti) che, nella cerchia muraria precedente, era posto appena fuori della città. Ma sull’origine del nome Pinti non vi è nessuna certezza, alcuni ritengono che derivi da una nobile famiglia che qui, nell’antichità, aveva le sue proprietà, altri sostengono, invece, che “Pinti” derivi da “pentiti”, cioè, dal monastero delle Donne della Penitenza, dette le Repentite, che avevano sede, fin dai tempi di Dante, nell’edificio oggi, sempre in Borgo Pinti, occupato dalla Chiesa di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi. Ma più accreditata sembra essere la versione di altri storici che fanno derivare il nome da un altro convento e da un altro ordine religioso, i frati Ingesuati, che avevano sede appena fuori la porta. Questi frati erano abilissimi nella lavorazione e colorazione dei vetri, cioè dei “vetri pinti”, per le vetrate delle chiese fiorentine. La porta era chiamata anche Porta Fiesolana, infatti da qui permetteva l’uscita o l’ingresso in città per chi andava o proveniva da Fiesole. Tutt’oggi in zona esiste, per l’appunto, via Fiesolana, l’antica strada per e da Fiesole. (si consiglia la lettura anche del post: http://curiositadifirenze.blogspot.it/2011/05/articolo-pubblicato-su-firenze-informa.html)
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Porta a Pinti
(immagine tratta da: http://www.tedavi98.it/)

martedì 22 maggio 2012

La strage dei Georgofili

Alle 1,04 del 27 maggio 1993 la città è svegliata da un boato. Si pensa ad un‘esplosione in seguito ad una fuga di gas. L’esplosione si è verificata in pieno centro, dietro il Piazzale degli Uffizi, in Via dei Georgofili. Ma la scena che si presenta ai soccorritori è di completa devastazione, troppo per una fuga di gas. Nelle ore successive si fa luce sull’accaduto. E’ un attentato. Una Fiat Fiorino piena di esplosivo, parcheggiata sotto l’antica Torre dei Pulci, situata in via Lambertesca, angolo via dei Georgofili, sede dell’Accademia dei Georgofili, è stata fatta esplodere, provocando una strage.  5 sono le vittime: Caterina Nencioni (50 giorni di vita), Nadia Nencioni (9 anni), Dario Capolicchio (22 anni), Angela Fiume (36 anni), Fabrizio Nencioni (39 anni), 48 le persone ferite ed ingenti i danni a proprietà private ed al patrimonio artistico, subisce danni ingenti anche la vicina Galleria degli Uffizi e sono danneggiate anche molte sue opere d’arte.
La strage sarà poi giudicata essere di stampo mafioso, la risposta del clan dei Corleonesi, capeggiati da Totò Riina, all’applicazione da parte dello Stato dell’articolo 41 bis, cioè il carcere duro e l’isolamento per i condannati per reati mafiosi.


Via dei Georgofili, Torre dei Pulci
V ia dei Gergofili, lapide in ricordo delle vittime dell'attentato
Via dei Georgofili, monumento in ricordo delle vittime

Domenica prossima, 27 maggio 2012, alle ore 01.04 il Gonfalone della Città di Firenze renderà omaggio alle vittime della strage di via dei Georgofili.
La cerimonia sarà preceduta dalla rappresentazione teatrale “Per non morire di mafia” alle ore 21 in piazza della Signoria.
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Da youtube:






lunedì 21 maggio 2012

Naturalia & Mirabilia i giovedì del Museo - Gianfranco Fineschi: l'uomo che sussurrava alle rose

24 maggio 2012

Naturalia & Mirabilia i giovedì del Museo

Gianfranco Fineschi: l'uomo che sussurrava alle rose

ore 17,30 - Sala Strozzi, Via La Pira, 4 (ingresso libero)

Intervengono: M. Cristina Fineschi, presidente della Fondazione Roseto Botanico Carla Fineschi
Piero Barni, ditta Rose Barni Pistoia, Franca V. Bessi, rodologa
Seguirà una visita alla collezione delle rose dell’Orto Botanico di Firenze

Martinicca Boison presentano il loro nuovo disco “Le canzoni del trimarano”

domenica 27 maggio 2012

Martinicca Boison presentano il loro nuovo disco “Le canzoni del trimarano”

ore 11 - Museo di Storia Naturale - Sezione Mineralogia e Litologia, Via La Pira, 4 - Cortile (in caso di pioggia il concerto si svolgerà in Sala Strozzi).

Ingresso gratuito

Per saperne di più: http://www.msn.unifi.it/Article639.html
Contatti: spettacolo@unifi.it

venerdì 18 maggio 2012

LA NOTTE DEI MUSEI, sabato 19 maggio Musei gratuiti ed aperture straordinarie

Anche quest'anno il MiBAC promuove la "Notte dei Musei", un grande evento a carattere europeo per diffondere, oltre il normale orario di visita, la conoscenza del patrimonio culturale al più ampio numero di cittadini.
Ingressi gratuiti ed aperture straordinarie e notturne dei Musei Statali

I Musei fiorentini che aderiscono all'iniziativa: http://www.lanottedeimusei.it/?tag=firenze

mercoledì 16 maggio 2012

La Fiorita

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

In Piazza Signoria, di fronte alla fontana del Nettuno (il Biancone), è posto per terra un disco di granito che ricorda il punto preciso dove il 23 maggio 1498 fu arso, dopo essere stato impiccato, Frà Girolamo Savonarola condannato in quanto ritenuto “eretico, scismatico e per aver predicato cose nuove “.
Alla vigilia dell’esecuzione le autorità cittadine fecero costruire una di passerella di legno, sopraelevata, che si  distendeva per una decina di metri, mettendo in comunicazione il palazzo della Signoria con il patibolo.
La mattina del 23 maggio, Savonarola, che era stato incarcerato nella Torre di Arnolfo del Palazzo Vecchio, fu fatto salire sulla passerella insieme a due suoi fedeli religiosi, Domenico Buonamici e Silvestro Baruffi. La tradizione vuole che i tre condannati a morte, vestiti solo di un semplice saio bianco, mentre percorrevano la passerella elevata, fossero punti sotto i piedi con spunzoni  e bastoni agitati da alcune decine di ragazzi che si erano appostati sotto il camminamento di legno; il tutto tra l’ilarità della folla lì presente.
I tre frati furono impiccati e poi i loro corpi, ancora appesi alla forca, furono bruciati e le ceneri sparse in Arno.
La mattina successiva all’esecuzione, il luogo del rogo fu ritrovato coperto di fiori e di petali di rose, lì depositati da qualche mano caritatevole. Ancora oggi Firenze ricorda quel giorno con la “Fiorita” cioè lo spargere petali di rosa sulla lapide e con una cerimonia ufficiale che prevede ogni anno alle ore 10 la messa nella Cappella dei Priori di Palazzo Vecchio, alle 10,30 l’omaggio floreale nella piazza e  lo sfilare del Corteo storico che aggiunge Ponte Vecchio alle 11 da dove sono gettati i petali di rosa in Arno.
Guarda anche: http://curiositadifirenze.blogspot.it/2011/11/la-piagnona.html .
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Piazza della Signoria, la lapide che ricorda il punto dove fu impiccato ed arso Fra' Savonarola

Daniela Pagani, poetessa fiorentina



Poesia tratta dalla raccolta "Cavalli d'Argento"
-Per ingrandire il testo cliccare sull'immagine -

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Poesie tratte dalla raccolta postuma "Sensazioni Future" (1989)
 -Per ingrandire il testo cliccare sull'immagine -
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….Tutto ciò che voglio,
adesso,
è nascere a primavera
e fiorire a PRIMAVERA…
Vorrei essere una gemma
Per essere ciò
Che realmente sono….
Daniela Pagani

Daniela Pagani

Dall'Introduzione della raccolta di poesie "Cavalli d'Argento":
"Daniela Pagani nacque a Firenze il 24 marzo 1965.
Fino da piccola manifestò una spiccata attitudine al canto, a 5 anni partecipò allo Zecchino d’Oro con la canzoncina “Che bella festa sarà”. A scuola era brava soprattutto in italiano e fino dalle elementari scriveva piccole frasi poetiche che col passare degli anni divennero vere e proprie poesie, che sono state raccolte in due piccoli libri: “Cavalli d’Argento” e  “Sensazioni Future”.
Per Daniela scrivere e cantare era tutta la sua giovane vita.

A circa 20 anni a seguito di un consiglio errato da parte di un medico su come intervenire su di un nervo che le dava fastidio (le fu consigliato di bruciarlo), iniziò quel calvario che doveva poi portarla alla morte.
E’ mai possibile che uno specialista dermatologo non si accorga che un nervo può essere un melanoma e che non doveva essere assolutamente bruciato, ma asportato chirurgicamente!
Non voglio giudicare tale medico, tutti possono sbagliare, ma quando l’errore costa una vita umana, resta inconcepibile e inammissibile! Nonostante la sofferenza per le metastasi  che prolificavano in tutto il corpo, la sofferenza per la chemioterapia e la cobaltoterapia, Daniela non si perdeva d’animo e riprese gli studi universitari con grande profitto.
Fino a quando Daniela non ci vide più , poi non ci sentì più e infine non riuscì neppure più a parlare e l’unico modo in cui comunicava con noi era attraverso una lavagnetta sulla quale scriveva tutto quello che voleva dirci.
Così ci comunicava le sue atroci sofferenze.
Il 2 giugno 1987 alle ore 13,45, Daniela lasciò la vita a soli 22 anni.
Io padre di Daniela ho voluto ristampare “Cavalli d’Argento” (la prima edizione essendo esaurita).
Perché così Daniela rimanga nei nostri cuori."
Paolo Pagani (pagani.paolo42@libero.it)

“Ricordando Daniela”
"Ricordano Daniela;
significa leggerla, capire e meditare su tutto ciò  che ci ha lasciato di scritto.
Daniela era e rimarrà sempre grande e meravigliosa, perché in quelle belle e profonde e indelebili parole ha lasciato messaggi pieni d’amore.
Un amore puro e genuino come i suoi Cavalli d’Argento; che corrono liberi per i verdi prati della vita.

Ricordano Daniela;
in questi libri di poesie e raconti reali; troviamo una Daniela anticonformista, ma non per ribellione a se stessa; ma con la società altruista, perché porta l’uomo al degrado dell’ambiente con il consumismo, e la corsa sempre verso il potere soprafacendo il più debole della propri specie. Dimenticando i valori umani e non pensando al futuro della propria terra ed ai propri figli, uomini del domani.
Ricordano Daniela;
significa quindi leggerla, capire e meditare il senso della vita."

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Concorso Nazionale di Poesia "Daniela Pagani - Manuela Masi"
A Daniela Pagani è intitolato il Concorso Nazionale di Poesia organizzato dal Calcit (Comitato Autonomo Lotta Contro i Tumori) del Chianti Fiorentino con il patrocinio del Comune di Bagno a Ripoli.
Quest'anno si celebra la XXesima edizione, la premiazione si svolgerà il 20 maggio 2012
Per informazioni: tel. 055/64.25.11 - 055/6390.356

lunedì 14 maggio 2012

Alla scoperta dei luoghi misteriosi del Quartiere 2

Alla scoperta dei luoghi misteriosi del Quartiere 2
 
Una domenica diversa : domenica 20 maggio 2012 alla scoperta dei luoghi del quartiere, ben 11 itinerari diversi con guide d'eccezione: gli studenti dell'Istituto alberghiero Saffi
Programma dettagliato: http://www.comune.fi.it/opencms/export/sites/retecivica/materiali/q2/vita_q2/SAFFI_COMPLETA.pdf

giovedì 10 maggio 2012

Curiosità di Firenze è arrivato perfino in Belgio. Grazie a Tutti!

Sabato 14 aprile la rivista Victoire, l'inserto settimanale del prestigioso quotidiano belga, Le Soir, ha dedicato due pagine a Firenze, ed ha citato il nostro blog e me, che nelle settimane precedenti ero stato contattato dalla redazione per indicare i miei luoghi preferiti di Firenze.
Qui sotto la copertina di Victoire e la citazione del nostro blog.
Grazie a tutti coloro che almeno una volta hanno visitato Curiosità di Firenze, contribuendo così a farlo conoscere anche all'estero.
Un grazie di cuore per seguirmi in questa avventura.
Serenità
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La copertina di Victoire e la prima pagina dedicata a Firenze, in fondo alla pagina lo spazio dedicato a me e a Curiosità di Firenze, più sotto l'ingrandimento del nostro spazio. Grazie a tutti


mercoledì 9 maggio 2012

Presentazione libro: "Le strade raccontano"

Quartiere 3 - Galluzzo, Palazzo del Podestà Giovedì 17 maggio, ore 18 -
Presentazione del libro di Luciano Artusi

"LE STRADE RACCONTANO"

Le storie, i personaggi, le curiosità, gli aneddoti del Quartiere 3, quelli che si scoprono passeggiando per le vie e le piazze. Si intitola “Le strade raccontano” il libro realizzato da Luciano Artusi grazie all’idea del presidente Andrea Ceccarelli e della presidente della commissione Manifestazioni storiche e di folklore Liliana Fusi. Il volume sarà presentato giovedì 17 maggio 2012 alle 18,  da Andrea Ceccarelli, dall’assessore Massimo Mattei, da Liliana Fusi e dall’autore Nel libro sono descritti 276 toponimi del Quartiere. Vengono descritte strade, piazze, ponti, parchi, i confini, il significato della loro intestazione, la storia dei personaggi a cui è intitolata la piazza o la strada e tutto ciò che ne fa parte, come le opere d'arte, palazzi storici, ville, strutture religiose, tabernacoli, ecc. Il tutto corredato da foto d'epoca e da quelle più recenti, di Mauro Sani, e diverse riprese dalla mostra fotografica di cui sopra, alla quale hanno contribuito donando le loro foto , cittadini, associazioni, circoli ecc.
“Lo scopo di questa opera – ha detto il presidente Ceccarelli- è anche quello di portare i cittadini attraverso la lettura, ad una conoscenza più approfondita del territorio che li circonda e che ognuno poi ci potrà trovare la descrizione del posto dove abita, oltre che riscoprire il patrimonio storico culturale esistente nel territorio.
Può anche stimolare la voglia di fare delle passeggiate per conoscere da vicino tutto quello che viene descritto. Seguirà un brindisi
Ingresso libero e gratuito

Lungarni: tramonto di Primavera

Foto di Roberto Di Ferdinando

Bottega artigiana in Piazza di Santa Croce

Foto di Roberto Di Ferdinando

Modi di dire: il goal (gol) della bandiera

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Sembra ormai accertata che l’origine del gioco del calcio (football) derivi dal Calcio Storico Fiorentino. Ed a conferma di ciò c’è anche l’uso di particolari espressioni del calcio storico fatte, successivamente, proprie dal calcio moderno. Tra queste il modo di dire: “il goal (gol) della bandiera”.
Infatti, nelle origini del calcio storico fiorentino, il punteggio delle partite era segnato issando delle bandiere su dei pennoni, posti ai margini del campo di sabbia, verso la Cappella de’Pazzi, in Piazza di Santa Croce. Per ogni caccia (segnatura) era issata su per il pennone una bandiera quadrata del colore del Quartiere  che l’aveva  realizzata (i Quartieri storici di Firenze che si fronteggiano nel torneo del Calcio Storico Fiorentino, sono quattro:  Azzurri di Santa Croce, Verdi di San Giovanni, Rossi di Santa Maria Novella e Bianchi di Santo Spirito) mentre, per ogni mezza caccia, la bandiera colorata issata era triangolare. Se nessuna caccia o mezza caccia era segnata, il pennone rimaneva spoglio, senza alcuna bandiera. Un’umiliazione per il Quartiere che subiva tale sconfitta. Quindi ogni calciante, seppur nella sconfitta, metteva tutto il proprio sforzo per segnare almeno una caccia e quindi issare una bandiera del colore del proprio Quartiere su quel pennone e così l’onore era salvo. Tale unica segnatura era chiamata, per l’appunto: “il goal della bandiera”. Ancora oggi nelle partite di calcio (football), se una squadra subisce una sconfitta con molti goal al passivo, ma riesce a segnarne almeno uno, questo è definito il “goal della bandiera”.
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martedì 8 maggio 2012

Presentazione del volume: "Nati sotto Mercurio. Le architetture del mercante nel Rinascimento fiorentino"

15 maggio 2012 - Presentazione del volume
Nati sotto Mercurio. Le architetture del mercante nel Rinascimento fiorentino
di D. Battilotti, G. Belli, A. Belluzzi, Edizioni Polistampa, 2011
La presentazione è promossa dalla Soprintendenza Archivistica per la Toscana, dal Dipartimento di Architettura, Disegno, Storia, Progetto e dal CIRCIT Centro Interuniversitario di Ricerca sulla Storia delle Città Toscane. Sono previsti gli interventi della Prof.ssa Donatella Calabi e del Prof. Giuliano Pinto. Coordina il Prof. Marcello Verga.
Ore 17 - presso la Soprintendenza Archivistica per la Toscana, via Ginori ,7 - Firenze
Referente: Gianluca Belli - Dipartimento di Architettura, Disegno, Storia, Progetto
Per saperne di più: http://www.unifi.it/upload/sub/notizie/agenda/Invito_volume_mercurio15mag2012.pdf
Scheda del libro: http://www.polistampa.com/asp/sl.asp?id=5431

Convegno - Amerigo Vespucci e il sogno del quarto continente

14 maggio 2012 – Convegno
Amerigo Vespucci e il sogno del quarto continente
Saluti di Alberto Tesi ed Eugenio Giani, coordinatore Massimo Ruffilli, relatori Franco Cardini, Emilio Borchi, Leonardo Rombai, Giampiero Maracchi, Cosimo Ceccuti
Ore 16 - Aula Magna del Rettorato, Piazza S. Marco, 4 - Firenze
Organizzazione: Università di Firenze in collaborazione con il Comitato "Amerigo Vespucci a Casa Sua"
Per saperne di più: http://www.unifi.it/upload/sub/notizie/agenda/Invito_Vespucci_14mag2012.pdf

lunedì 7 maggio 2012

12-13 maggio - Notte Blu 2012

NOTTE BLU 2012 12-13 maggio
Una notte intera dedicata all’Europa. Un’esperienza urbana
collettiva lunga 27 ore tra piazze, strade, teatri, ville, negozi
e tanto sport per celebrare la designazione di Firenze a Città
europea dello sport per il 2012.
Programma dettagliato: http://www.notteblu.eu/ 

domenica 6 maggio 2012

Modi di dire: “Quando il leone piscia in Arno, è acqua!”

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

In vetta alla torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio, sventola una banderuola dorata composta, da una sfera, da un leone rampante (il Marzocco) e dal giglio di Firenze. L’attuale banderuola è una copia in vetroresina dell’originale in rame custodito oggi dinanzi all’ingresso del Salone dei Cinquecento.
L’originale banderuola, alta cinque metri, fu posta sulla sommità della torre nel 1453 dall’architetto Michelozzo, incaricato di effettuare i lavori di ristrutturazione del palazzo. Funzione della banderuola  era, ed è, quello di indicare la provenienza del vento, ma anche di “prevedere” il tempo, difatti, spesso le perturbazioni o il bel tempo dipendono anche dalla provenienza dei venti. E da qui nasce il tradizionale proverbio fiorentino: “quando il leone piscia in Arno, è acqua”, cioè, quando la banderuola  è rivolta verso l’Arno (venti provenienti dai quadranti sud-orientali), si prevede la pioggia.
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La banderuola originale ospitata nel Cortile della Dogana di Palazzo Vecchio, prima che fosse spostata dinanzi al'ingresso del Salone dei Cinquecento

Il pittore oste

Testo di Roberto Di Ferdinando

In piazza San Martino si affaccia uno storico ristorante, “del Pennello”. Nome né più e né meno curioso e stravagante di altri locali ed attività cittadini, ma ha una sua particolarità in quanto la sua origine è molto antica e legata alle vicissitudini di un particolare personaggio fiorentino. Torniamo indietro nel tempo e catapultiamoci nella Firenze quattrocentesca. Mariotto Albertinelli (1474-1515) è un giovane pittore che opera nella bottega di Cosimo Rosselli,  e qui conosce Baccio della Porta (1472-1517) con il quale stringe subito una fraterna amicizia, condividendo anche la stessa dimora. Non solo, i due amici decidono di abbandonare la bottega del maestro e di iniziare a dipingere insieme. Un’amicizia ed una collaborazione artistica piene,  ma che s’interromperanno nel giro di pochi anni, quando nel 1500 Baccio decide di farsi frate domenicano, prendendo il nome di Frà Bartolomeo. Per Mariotto è un colpo troppo forte, tanto che sospende la sua attività di pittore e si chiude nel suo dolore. Dovranno trascorrere due anni perché Mariotto riprenda a dipingere, grazie all’incontro con Antonia Ugolini, la figlia di un commerciante suo committente, che sposerà nel 1505. La sua seconda vita artistica lo porterà ancora a collaborare con Frà Bartolomeo, ma non sarà più come prima. Mariotto appare molto irrequieto e dedito ai piaceri materiali, come lo descrive il Vasari in Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori: “persona inquietissima e carnale nelle cose d'amore e di buon tempo nelle cose del vivere”. Ed ecco così una  nuova svolta nella sua vita “[…] e per eredità mantenuta – continua il Vasari -, si risolvette darsi a più bassa e meno faticosa e più allegra arte; et aperto una bellissima osteria fuor della porta San Gallo et al ponte Vecchio al Drago una taverna et osteria fece quella molti mesi, dicendo che aveva presa un'arte la quale era senza muscoli, scorti, prospettive e, quel ch'importa più, senza biasmo, e che quella che aveva lasciata era contraria a questa; perché imitava la carne et il sangue, e questa faceva il sangue e la carne, e che quivi ogn'ora si sentiva, avendo buon vino, lodare, et a quella ogni giorno si sentiva biasimare." E sì, è proprio così, Mariotto abbandona ancora una volta i pennelli ed apre due osterie, una appena fuori la porta di San Gallo e l’altra presso il Ponte Vecchio. Ma la sua irrequietezza non lo abbandona ancora, ed ecco vendere dopo circa un anno le sue due osterie, tornare a dipingere, e contemporaneamente acquistare un’altra taverna ancora, la terza e ultima, in piazza San Martino, nello stesso palazzetto  in cui gli studiosi dicono essere stata la vera casa di Dante. Nel locale dell’Albertinelli molti clienti furono artisti, tra cui Cellini, Michelangelo, Pontormo e Andrea del Sarto.  Non sappiamo quale fosse il nome di questa osteria, ma è certo che i fiorentini l’avevano soprannominata, per l’appunto “del Pennello”. Oggi, sopra l’ingresso del ristorante, un tondo in terracotta ricorda Mariotto Albertinelli, il pittore oste.
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Immagine tratta da Wikipedia.it

venerdì 4 maggio 2012

6 maggio 2012 - Omaggio a Firenze dalla Torre di San Niccolo'


6 maggio - OMAGGIO A FIRENZE DALLA TORRE DI SAN NICCOLÒ
Installazione straordinaria di Clet “La Torre e il volto della medievalità” e Serenata a Firenze di Ginevra Di Marco che canta la primavera.
Info:info.museoragazzi@comune.fi.it

SAN NICCOLÒ. DALLA TORRE LO SPETTACOLO DI FIRENZE
La torre di San Niccolò narra della “fortezza e bellezza” della città di Firenze: la pietra forte mostra l’origine locale della materia; la sua architettura è traccia delle mura medievali che cingevano la città, evoca storie di difese e di assalti, registra mercanzie in entrata e in uscita; il meraviglioso panorama su Firenze è una favola che si trasforma in realtà.
Percorsi guidati ogni 30 minuti dalle h10 alle h14
Si consiglia la prenotazione
In caso di pioggia il servizio è annullato

Per Diladdarte 2012:
- Clet, La Torre e il volto della medievalità.
- Kindi, Tourist Watching, intorno alla Torre e sulle rampe (http://www.kindi.it/)
- alle 18, Ginevra Di Marco, Serenata a Firenze.

Per informazioni e prenotazioni
055-2768224 055-2768558
info.museoragazzi@comune.fi.it
http://www.palazzovecchio-museoragazzi.it/

mercoledì 2 maggio 2012

Modi di dire: “fare le bizze”

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

I Pinzocheri e le Pinzochere erano coloro che indossavano un abito religioso e facevano vita monastica, pur rimanendo laici e laiche. A Firenze un monastero di Pinzochere era presso la Basilica di Santa Croce, nell’attuale via San Giuseppe,  queste laiche religiose appartenevano all’ordine terziario francescano e si occupavano principalmente della pulizia della chiesa. Si vestivano in maniera molto umile, indossando un saio bigio (marrone) e per questo erano soprannominate le “suore bigie”, storpiato poi dai fiorentini in “bizze”, ed ancora in “bizzochere” ed infine in “pinzochere”. Le “bigie” o “pinzochere” per via del loro carattere scontroso, iroso e lunatico non erano ben viste dai fiorentini. Non solo, dinanzi a dicerie di immoralità sul loro conto, Cosimo I fu costretto perfino a sopprimere il monastero. E proprio da questo loro atteggiamento strano e scorbutico, a Firenze si iniziò ad usare il modo di dire: “fare le bizze”, cioè comportarsi con collera, come le Pinzochere fiorentine.
Oggi a Firenze, presso la chiesa di Santa Croce, esiste via delle Pinzochere ed è ancora visibile una parte dell’antico monastero delle “bizze”, oggi inglobato in un palazzo privato.
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Via delle Brache


Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Via delle Brache è una stretta via che collega via de’Neri con piazza de’Peruzzi. L’origine di questo curioso nome non è certa, anzi esistono più spiegazioni. Tra queste quella che fa derivare il nome dal chiasso di Calabrache, come in effetti si chiamava la strada in un antico passato. E allora, l’origine di Calabrache? Alcuni sostengono che questa via, molto stretta e buia già nell’antichità, fosse scelta dai passanti quale luogo adatto per espletare alcuni bisogni fisiologici, per i quali era necessario “calarsi le brache”. Ipotesi però difficile da accogliere, in quanto nella Firenze medievale e dei secoli successivi, molte altre strade potevano svolgere tale funzione “liberatoria”, inoltre proprio qui, fino al XIV secolo, sorgeva la chiesa di San Jacopo tra i fossi, ed è quindi poco credibile che dinanzi all’ingresso di una chiesa vi fosse una tale latrina a cielo aperto. Ecco, quindi, l’ipotesi più accreditata sull’origine “delle Brache”. Infatti, Via delle Brache ancora oggi è una strada delimitata da alti palazzi e orientata verso nord, tutti elementi che le garantiscono fresca ventilazione e ombra nel periodo estivo. Caratteristiche apprezzate dalle massaie del quartiere che nei secoli passati, nelle calde giornate estive, qui si riunivano per svolgere i loro lavori manuali e godersi il fresco. Ovviamente la compagnia portava a parlare, ed ancora a parlare, ma anche a chiacchierare, sparlare, spettegolare….bracare negli affari degli altri, e così nasce Via delle Brache.
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Via delle Brache