mercoledì 29 febbraio 2012

Riccardo Marasco - Teresina

Le pietre strane della facciata di Palazzo Pitti

Articolo pubblicato su Firenze Informa di Febbraio 2012
Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

La facciata di Palazzo Pitti è molto estesa ed è ricoperta dal caratteristico bugnato, cioè con pietre irregolari sporgenti e grezze che si riducono di spessore man mano che si sale in altezza, utilizzato anche in altri nobili palazzi fiorentini, quindi non è facile individuare qui due pietre più irregolari delle altre, eppure ci sono. Una e lunghissima (circa dieci metri) e l’altra, vicinissima alla prima, è cortissima (neanche mezzo metro). L’impiego di queste due pietre non ha alcun motivo architettonico o strutturale, ma, invece, simbolico. Infatti, si racconta che Luca Pitti, al momento della costruzione del suo palazzo, diede incarico di installare questi due blocchi perché una, la più lunga di tutte, simboleggiasse lui, e l’altra, la più piccola di tutte, rappresentasse i suoi rivali, molto invidiosi che Luca Pitti fosse stato in grado di accumulare ricchezze e successo tali da costruire un principesco palazzo.
Chi non volesse esaminare attentamente la facciata in cerca delle due pietre, un aiuto: i due curiosi blocchi, uno accanto all’altra, si trovano alla sinistra, per chi guarda il palazzo, dell’ingresso principale, tra due finestre a circa due metri di altezza da terra.
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Le pietre strane della facciata di Palazzo Pitti (a destra nella seconda fila dal basso)

mercoledì 15 febbraio 2012

Firenze ebbe origini etrusche?

Testo di Roberto Di Ferdinando

Sull’ultimo numero della rivista toscana di storia locale, Microstoria, Marco Nucci, nel suo articolo dà risalto ad alcune scoperte sulla storia antica di Firenze, contenute nel libro Firenze Etrusca di Giovanni Spini ed Ennio Pecchioni edito recentemente da Press & Archeos. Spini e Pecchioni, membri del gruppo Archeologico Fiorentino, affermano che oggi è dato per certo che gli etruschi navigassero l’Arno fin dal VII secolo a.C. e prima di allora si ipotizza che anche i Villanoviani utilizzassero il fiume quale via di comunicazione riuscendo ad avere contatti e scambi con popolazioni micenee e sarde.  Scali fluviali etruschi  sono stati scoperti a Pisa, Empoli, Figline Valdarno e a Firenze, qui il porto sorgeva nell’attuale Piazza Mentana, dove, successivamente, fu insediato uno scalo anche in età romana.
Gli autori del libro nell’avanzare l’ipotesi dell’insediamento etrusco a Firenze, riprendono una teoria già avanzata dal professor Antonio Minto, Soprintendente alle antichità per l’Etruria dal 1925 al 1951 e docente di etruscologia all’Università di Firenze, infatti si legge nel libro: “Nel 1926, nei pressi dell’arcone di Piazza della Repubblica, venne ritrovato un foculo in bucchero di chiara provenienza etrusca, ovvero un contenitore di braci che serviva da scaldavivande. Questo reperto venne messo in connessione con altri ritrovamenti avvenuti durante gli scavi di fine Ottocento nel centro della città: si trattava di due bronzetti, uno rappresentante un guerriero e l’altro un giovane nudo e di un cippo di arenaria usato come materiale da costruzione per l’antica chiesa di San Tommaso. […] i lavori di fine Ottocento misero in evidenza però anche altri importanti aspetti della Firenze preromana, innanzitutto la necropoli villanoviana risalente alla prima età del ferro, che si estendeva tra Via Pellicceria e via del Campidoglio e della quale vennero riportati alla luce orci e ziri. Essa faceva presumibilmente riferimento ad un villaggio che sorgeva vicino all’attuale Orsanmichele. […] Anche altri ritrovamenti effettuati durante gli scavi di Piazza della Signoria inducono a retrodatare l’inizio della storia di Firenze: ci sono frammenti ceramici greci della seconda metà del VIII secolo e alcuni bronzetti votivi etruschi, riconducibili ad aree sacre poi tramandate alle generazioni romane”.
Secondo alcuni studi riportati nel libro si ritiene che da dall’antica città  di Fiesole scendessero varie vie sacre “da qui in epoca etrusca si dipartiva un percorso sacro segnato da sepolture di un certo rilievo, le cui tracce vanno ricercate nei cippi, come quello ritrovato nel 1981 in Via dei Bruni. A questi si aggiungono i tular, i cippi confinari: tre di queste pietre, ritrovate in uno scantinato di Via Calimaruzza, vennero riutilizzate in epoca romana per la costruzione della porta sud di Florentia”.
Nella seconda parte del libro si dà inoltre spazio e risalto ad una scoperta che darebbe peso alla teoria dell’insediamento etrusco a Firenze. Infatti nei lavori di ristrutturazione di un palazzo ottocentesco in Via del Proconsolo nel 2003 “[…] è stato individuato un canale con andamento nordovest-sudest, vicino ad una fossa circolare caratterizzata da buche, che servivano verosimilmente ad alloggiare i pali su cui si reggevano delle palafitte. Nella fossa sono stati trovati dei frammenti di ciotola recanti iscrizioni etrusche del VII e VI secolo a. C.. Questi ritrovamenti ed un’attenta analisi della quadratura di strade dietro Palazzo Vecchio può far pensare ad un originario insediamento etrusco, sviluppatosi in stretto rapporto con l’Arno: un grosso agglomerato abitativo con magazzini, capannoni e laboratori, utile ai commerci dei fiesolani e delle genti della Piana. Possiamo ipotizzare […] un emporio, fatto di case di legno poggianti su pali e di un molo in muratura per l’attracco delle barche, forse quello stesso muraglione che si trova a quattro metri di profondità sotto il monumento di Piazza Mentana e che è stato rinvenuto nel 1901”.
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lunedì 13 febbraio 2012

18 Febbraio 2012, Anniversario della morte dell'Elettrice Palatina - Firenze celebra Anna Maria Luisa de'Medici

Il 18 febbraio si celebra l’anniversario della morte dell’Elettrice Palatina, ultima del ramo granducale dei Medici. Il grande merito di Anna Maria Luisa ha fondamento nella stesura di un atto giuridico conosciuto con il nome di Patto di Famiglia, con cui l’ultima erede della casata vincolò allo Stato – Granducato di Toscana – tutto il complesso dei beni che facevano parte delle collezioni medicee. Si deve dunque a Lei la presenza nella città di Firenze di un patrimonio d’arte senza eguali.
Il Comune di Firenze, il Museo dei Ragazzi e l’Associazione Centro Guide Turismo organizzano per la giornata di venerdì 18 febbraio 2011 una serie di visite guidate ed eventi per il pubblico cittadino e internazionale. Il percorso consentirà di visitare eccezionalmente tutto il complesso di San Lorenzo: le Cappelle Medicee, la Cappella dei Principi, la Basilica di San Lorenzo con la Sacrestia nuova e la cripta. Il pubblico avrà inoltre l’occasione di “incontrare” Anna Maria Luisa per meglio comprendere i tratti del personaggio e del contesto della Firenze del XVIII secolo, avviando un inedito e coinvolgente dialogo con la storia.
Le visite si svolgono nei seguenti orari: 9.30, 10, 10.30, 11.30, 12.00, 12.30 (gruppi massimo di 20 persone).  Formazione dei gruppi all’ingresso delle Cappelle Medicee.
Prenotazioni: tel. 055-2616056 (al mattino)
Sempre in questa giornata è previsto l‘ingresso gratuito al Museo di Palazzo Vecchio (comprese le nostre attività)  e alla Cappella Brancacci.
Programma: http://www.comune.fi.it/opencms/export/sites/retecivica/materiali/hp_citta/Piegh._Elettrice.pdf

Curiosità di Firenze ha dedicato già un articolo all'Elettrice Palatina: http://curiositadifirenze.blogspot.com/2011/05/anna-maria-demedici-elettrice-palatina.html

giovedì 9 febbraio 2012

La casa del Brindellone

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Al numero civico 48 di Via Il Prato vi è un portone di legno di dimensioni notevoli, difatti arriva fino al terzo piano dei palazzi adiacenti. Dietro quel portone antico è conservato il Carro che la domenica di Pasqua è trasferito in Piazza Duomo per il tradizionale scoppio innescato dalla colombina. Questo ricovero fu recuperato nei secoli passati chiudendo, con questo portone, uno spazio tra i due palazzi. Il portone si apre solo una volta l’anno, la domenica di Pasqua, quando il corteo della Repubblica scorta il Carro, trainato da buoi, fino a Piazza Duomo, e solo in quell’occasione è possibile ammirare tutta la procedura per allestirlo. Il Carro è soprannominato “il Brindellone”, un modo popolare per indicare una persona alta e ondeggiante. Questa definizione deriva però da un altro carro, il Carro della Zecca, utilizzato dal XVI al XVIII secolo per la festa di San Giovanni e brindellone era così chiamato l’uomo che, legato sulla sommità, raffigurava il Battista e ondeggiava e sobbalzava con l’avanzare del carro. Per ulteriori informazione consultare un altro mio post: http://curiositadifirenze.blogspot.com/2011/04/lo-scoppio-del-carro.html.
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sabato 4 febbraio 2012

Duccio Vernacoli - Badalì, badalà

Duccio Vernacoli - A me mi garba (My favorite things)

La Firenze che fu, che è, e come sarebbe potuta essere (3)

Testo di Roberto Di Ferdinando

Riprendo ancora dall’inserto de Il Nuovo Corriere del 31 dicembre 2012 alcuni passi dell’articolo di Francesca Palermo, dedicati alla visione cosmopolita di Giuseppe Poggi nel suo piano di urbanizzazione per Firenze Capitale.
Riguardo ai viali di circonvallazione la Palermo, citando lo stesso Poggi, evidenzia che erano stati progettati come: <<un pubblico grandioso passeggio secondante la traccia delle medesime>> (mura), “un sistema, un sistema viario di respiro naturalistico, intervallato da piazze verdi destinate a giardino pubblico, che trovava spontanea continuazione nel viale dei colli fino al Piazzale Michelangelo (G. Poggi, Sui lavori per l’ingrandimento di Firenze, 1882, p. 1). […] fu il Poggi ad opporsi all’idea degli amministratori di realizzare dei viali soprelevati, costruiti sul riporto della demolizione delle mura stesse, come difesa idraulica della città. Il nuovo sistema viario, ampio e alberato, era un chiaro riferimento al sistema dei boulevards di Parigi: ne è testimonianza la scelta di isolare i monumenti significativi […] come è il caso di Porta alla Croce in Piazza Beccaria […]. In un primo progetto il Poggi aveva anche previsto di realizzare, fra Porta alla Croce e l’Arno, uno stabilimento balneare in quanto si era posto il problema di come la collettività avrebbe potuto ritrovare i propri usi e costumi, in spazi talvolta trasfigurati dai cambiamenti  <<il prolungamento del Lungarno e la soppressione dei mulini della Zecca Vecchia e dei rispettivi calloni, nei quali la gioventù, con l debite cautele si bagnava e si esercitava, aveva questo lato peggiorato le condizioni di Firenze […] Dispiacente di ciò presentai il progetto di un grande Stabilimento Balneare sull’Arno difronte al grande parterre della Croce […] “.
Per un approfondimento sull’opera urbanistica di Giuseppe Poggi per Firenze Capitale rinvio alla lettura del mio post: http://curiositadifirenze.blogspot.com/2011/03/interventi-urbanistici-ed-edilizi-nella.html .
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