venerdì 21 ottobre 2011

Via de’Pucci: la finestra murata

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

In via de’Pucci, angolo via dei Servi, vi è una finestra murata. Un fatto comune a Firenze, ma in questo caso il motivo per cui questa finestra fu murata è strettamente legato alla storia della città.
La finestra fa parte del palazzo della storica e nobile famiglia dei Pucci (tra gli ultimi eredi anche il famoso stilista Puccio Pucci), famiglia che da anche il nome alla via su cui si affaccia il palazzo. La famiglia Pucci fu storicamente molto fedele alla signoria dei Medici, fino a quando nel 1560, Pandolfo de’Pucci fu allontanato dalla corte medicea per comportamento immorale. Pandolfo, colpito nell’orgoglio, gridò vendetta contro il granduca Cosimo I, così ingaggiò due sicari perché uccidessero il granduca. L’attentato sarebbe stato mosso con un archibugio che avrebbe dovuto sparare dalla finestra d’angolo del palazzo Pucci, e colpire a morte Cosimo I mentre, come era consuetudine quasi quotidiana, si recava a Santissima Annunziata per la messa, transitando proprio sotto le finestre del palazzo Pucci. Ma il complotto fu scoperto prima della sua terribile attuazione. Pandolfo, i due sicari ed alcuni nobili fiorentini, che avevano aderito alla congiura, furono condannati ed impiccati, come era usanza, dalle finestre del carcere del Bargello. Non contento Cosimo I fece anche murare la finestra da cui sarebbe stato mosso l’attentato. Ancora oggi tale ordine è rispettato, la finestra è, come allora, murata.
RDF
Via de'Pucci angolo via dei Servi: la finestra murata

sabato 15 ottobre 2011

Le antiche linee del campo del Calcio Storico Fiorentino

Testo e Foto di Roberto Di Ferdinando

In Piazza di Santa Croce, sulla facciata del palazzo degli Antellesi  (si riconosce dalla facciata decorata con colorati affreschi), tra gli ingressi di due negozi , è posto un disco in pietra su cui è incisa la data 10 febbraio 1565. Dall’altra parte della piazza, al numero civico 7, un altro disco, più piccolo e diviso in quattro parti, due bianche e due rosse, che richiama un pallone. Una linea tracciata in terra congiungeva i due punti indicati da questi due dischi e così era indicata la metà campo da gioco del Calcio Storico Fiorentino. Dal centro di questa linea il pallaio lanciava la palla contro uno dei due dischi. La palla rimbalzando sul muro tornava in campo e iniziava così la partita.
RDF
Il disco sulla facciata di Palazzo dell'Antellesi

Le api di SS. Annunziata

Testo e Foto di Roberto Di Ferdinando

In Piazza Santissima Annunziata si erge il monumento equestre al granduca Ferdinando I (1549-1609), opera del 1608, ideata ed iniziata dal Giambologna e portata a conclusione dal suo allievo, Pietro Tacca. Il monumento è in bronzo e fu impiegato quello fuso dai cannoni delle navi turche conquistate dall’Ordine Militare di Santo Stefano.
Il monumento però presenta una curiosità. Nel piedistallo di marmo, nella parte posteriore, quella che guarda la chiesa, vi è una targa di bronzo con la scritta MAIESTATE TANTUM e tante api disposte a cerchio, tutte rivolte verso il centro, dove è posta l’ape regina. Questa particolare targa fu voluta dal granduca in persona, per quale preciso motivo non si sa, ma comunque, nella simbologia dei Medici, l’ape rappresenta l’autorità granducale. Quindi questo sciame dovrebbe rappresentare lo Stato come comunità, e la sua organizzazione e laboriosità.
Legata a questo misterioso sciame d’ape c’è una particolare usanza fiorentina. Infatti in passato i genitori conducevano i loro figli alla base del monumento invitandoli a contare le api per testare l’attenzione dei piccoli, oppure erano quest’ultimi che conducevano qui i loro genitori per dimostrare di essere in grado di contare quante fossero le api e chiedere in cambio un regalo. Si dice infatti che chi sia in grado di contare le api, fissandoci sopra solo lo sguardo, senza toccarle od indicarle, vedrà avverarsi il proprio desiderio.
Ma quante sono queste api?
RDF

lunedì 10 ottobre 2011

Cerchi energetici?

Le foto che qui seguono sono state fatte la notte del 30 aprile 2011, durante la Notte Bianca fiorentina. Ritraggono il cortile del Museo della Specola, dove era in corso una festa. Nelle immagine si vedono dei dischi luminosi, di cui non mi spiego l'origine. Mi sono accorto di questi dischi dopo aver scattato una foto con il flash inavertitamente inserito. Ho così notato questo fenomeno ed ho iniziato a fare più foto utilizzando il flash. Non è un problema della macchina fotografica, infatti, se non utilizzavo il flash questi dischi non apparivano, mentre al di fuori di quel cortile, ed in altri ambienti pur utilizzando il flash, le foto apparivano normali. Da una breve ricerca e consultandomi è venuto fuori che questi dischi sarebbero (sarebbero) dei centri di energia (alcuni ritengono che siano la dimostrazione dell'esistenza di entità aliene). Questi centri di energia, si visualizzerebbero, ma non ad occhio nudo, in luoghi dove le vibrazioni energetiche sono molto alte. Ricordo che alla Specola da due anni è in corso la mostra sui più belli minerali del mondo, cioè l'esposizione di 1000 minerali di grandissime dimensioni. I minerali sono anche elementi energetici.
RDF

martedì 4 ottobre 2011

Il gesto dell’angelo

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Nelle cornici dei portoni laterali della facciata del Duomo di Firenze, sono scolpiti numerosi angeli dalle posizioni pacifiche od autorevoli. Ma nel portone di destra, ad altezza occhi, cornice destra, ecco rappresentato un angelo che sembra compiere un gesto  volgare, perfino blasfemo, visto il soggetto ed il luogo dove questa scultura si trova, sembra infatti il gesto dell’ombrello. Secondo lo scrittore americano David Leavitt, autore di “Florence, a Delicate Case”, del 2002, tale angelo avrebbe un significato segreto, rappresenterebbe infatti, sempre per Leavitt, l’angelo dei sodomiti. Molto probabilmente tale interpretazione appare una forzatura, difatti non pare propriamente un gesto dell’ombrello, ma qui ho voluto riportarla, essendo questo angelo, sicuramente, nella posa, molto, ma molto curioso.
RDF

lunedì 3 ottobre 2011

Modi di dire: infinocchiare

Testo di Roberto Di Ferdinando

Nel Medioevo nelle osterie più modeste, l’oste era solito servire vino di qualità molto scarsa, ma per evitare che i clienti si accorgessero della frode, era solito servire il vino con dei salumi molto saporiti e salati, in particolare la famosa finocchiona, l’affettato di carne di maiale macinata e aromatizzata con semi di finocchio. Il sapore forte del finocchio non permetteva al palato di accorgersi del vino cattivo e quindi l’avventore era imbrogliato. Da qui l’espressione:”infinocchiare” per indicare un imbroglio di bassa lega.
RDF