lunedì 26 settembre 2011

8 novembre 2002 - Social Forum a Firenze

Foto di Roberto Di Ferdinando

Alcune immagini scattate a Firenze, la mattina dell'8 novembre 2002, prima dell'oceanica sfilata pacifica del Social Forum.
Via Cimabue
Via Piagentina
Viale Ammendola
Viale Giovine Italia

Lungarno Pecori Giraldi
Via Arnolfo


Via Giotto
Via Orcagna



mercoledì 21 settembre 2011

Le unità di misura nel Battistero

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Sulle colonne laterali della porta sud del Battistero, sono incisi alcuni rettangoli, la cui funzione ancora oggi è un mistero. Si ritiene, ad esempio, che possano indicare delle antiche unità di misura, in particolare il rettangolo posto sulla colonna di destra, che riprodurrebbe la misura del piede lombardo. Il re longobardo, Liutprando (690-744), impose un unico insieme di norme all’Italia dominata dai longobardi, tra queste norme anche le unità di misura. Il piede longobardo misurava  51,5 cm.  Si narra infatti che Liutprando fosse alto 1,73 m, un altezza elevata per il periodo e che il suo piede sinistro misurasse 26,1 cm e quello destro 24,5 cm, dalla somma ecco ottenuto, per l’appunto, i 51,5 cm.
Il sistema metrico fu adottato nel regno d’Italia solo il 28 luglio 1861. Fino ad allora ogni stato italiano, regione, ed anche città, utilizzavano misure differenti. Ad esempio a Firenze vi erano il braccio (58,4 cm), la canna (2,92 m) ed il piede (32,48 cm) e tali misure erano affisse sulle facciate e pareti dei palazzi municipali, per l’utilizzo pubblico ed evitare imbrogli.
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Battistero, porta sud, la colonna di destra, il rettangolo che rappresenta il piede longobardo

mercoledì 14 settembre 2011

Le quarant’ore

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Le quarant’ore sono una funzione religiosa pasquale, ormai quasi in disuso, durante le quali si espone in chiesa il Santissimo Sacramento e per due giorni i fedeli a turno pregano prima di celebrare l’eucarestia. Le 40 ore simboleggiano il periodo che intercorse tra la morte di Gesù (venerdì pomeriggio) e la sua risurrezione (domenica mattina).
Profanamente si racconta (nella Toscana in cui regna il campanilismo ogni paese rivendica tra le proprie mura l’origine di questo fatto) che nell’affollata Chiesa dei S.S. Apostoli, in Piazza del Limbo, in pieno centro storico, durante le 40 ore risuonò uno schiaffo. I numerosi fedeli presenti, voltandosi, videro un giovane massaggiarsi la guancia colpita dal man rovescio. Dinanzi a lui una bella donna popolana che con lo sguardo fulminava il giovane. Questi, imbarazzato ed intimorito, disse: “Mi scusi, ma sono le quarantore!”, dando così la colpa alla calca se “inavvertitamente”, nel pigia, pigia, le aveva sfiorato il fondoschiena con la mano. La donna, stizzita, rispose: “ma che c’entra il culo con le quarant’ore!”. Nasce così (forse) l’espressione popolare fiorentina: ì che c’entra il culo con le 40 ore!”.
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Piazza del Limbo - la Chiesa dei S.S. Apostoli

venerdì 9 settembre 2011

Le buche da vino

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Sulle pareti laterali di molti palazzi storici del centro di Firenze è possibile notare una piccola finestra posta a circa un metro di altezza da terra. E’ una buca da vino. Così erano chiamate queste fessure che iniziarono ad aprirsi nei muri dei palazzi signorili nel XVII secolo, quando, in seguito alla crisi in Firenze dei commerci, le autorità concessero alle famiglie proprietarie di vitigni di integrare le loro entrate con la vendita al dettaglio del vino. Tramite queste buche venivano vendute direttamente in strada i famosi fiaschi di vino, cioè le bottiglie di vetro dalla caratteristica impagliatura, questa aveva la funzione di evitare che durante il trasporto, una a contatto con l’altra, si urtassero rompendosi. Il vino di queste mescite di strada era venduto ad un prezzo molto conveniente, più basso di quello venduto nelle osterie, inoltre quotidianamente in queste buche erano lasciate anche piccole brocche di vino e del pane per i più poveri.
Oggi queste buche sono prevalentemente murate, ma è possibile vederle un po’ ovunque: ad esempio  in via delle Belle Donne al numero 2, qui la buca da vino è sormontata anche da una lapide che riporta le regole e gli orari per la consumazione e vendita, oppure al numero 2 di Via del Giglio, al 27 di Borgo Pinti, al 7 rosso di Via Isola delle Stinche, ed ancora in Via dell’Oriuolo ed in via delle Terme.
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Via del Giglio - cantina Salimbeni

Via dell'Oriuolo, presso il Canto de'Bischeri - Buca da vino


Via delle Belle Donne

giovedì 1 settembre 2011

Rificolona

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Secondo il calendario liturgico, il 7 settembre è la vigilia della natività di Maria ed a Firenze in quel giorno ed in quello successivo si festeggia la Rificolona. Tale festa, nasce intorno al Seicento, sebbene già nell’antichità, riprendendo alcuni riti pagani, in questo periodo si festeggiava il raccolto e si rendeva onore e ringraziamento alla Dea Madre Terra fertile, con il cattolicesimo tali celebrazioni furono sostituite con la festività della Vergine.
Nel Seicento a Firenze giungevano dalle campagne vicine e da quelle lontane del Casentino e dalle montagne pistoiesi i contadini ed i pastori, accompagnati dalle loro donne, per festeggiare la natività della Madonna nella Basilica della Santissima Annunziata, tempio Mariano per eccellenza. L’occasione del pellegrinaggio permetteva ai contadini ed ai montanari di vendere anche i loro prodotti, tanto che nel tempo, in quei due giorni si venne a formare un vero  e proprio mercato che occupava anche la vicina via de’Servi. Data la sempre più alta affluenza dei venditori, ogni anno era sempre più difficile per i contadini ottenere un posto a questa fiera, così si mettevano in cammino la notte precedente per giungere prima di tutti in Santissima Annunziata e scegliere il posto migliore. In questo loro cammino-pellegrinaggio notturno si facevano guidare dalla luce di piccole ed artigianali lanterne di carta o di tela. Da qui l’uso, ancora oggi conservato dai fiorentini di festeggiare con queste particolari lanterne la Rificolona. La parola Rificolona, deriverebbe quindi da una storpiatura di fierucolone, cioè dall’appellativo che i fiorentini davano alle contadine, perché  prosperose o robuste oppure perché colone (delle campagne), che si recavano a vendere i loro prodotti alla Fiera dell’Annunziata. Oggi con il termine rificolona è usato come critica, più o meno scherzosa, nei confronti di una donna vestita  in maniera eccentrica o senza gusto.
RDF
Basilica di Santissima Annunziata